domenica 27 novembre 2016

CULTURA DELLA VIOLENZA E MODE MEDIATICHE


Prima di scrivere l'articolo, premetto che condanno ogni forma di violenza e che ritengo colui che priva una persona della vita indegno dell'appellativo di "essere umano".
Fatta la premessa, indispensabile affinché non si fraintenda il senso di questo articolo, comincio col dire che da tempo i mass media ormai creano mode invece di fare informazione seria. Da qualche anno a questa parte è scoppiata la moda del femminicidio, di colpo l'Italia ha scoperto che gli uomini uccidono le donne e ha sentito questa cosa come intollerabile. La realtà dei fatti è più triste, da secoli persone uccidono altre persone e di mezzo spesso ci finiscono le donne.
Il problema è la cultura della violenza in cui cresciamo e che respiriamo di continuo. Le persone crescono in un mondo dove la violenza è spesso giustificata, in cui ancora vengono indicati dei casi in cui la vittima di violenza "se l'è meritato" o in cui il violento "non avrebbe potuto fare diversamente". Giustificando la violenza, anche in occasioni limitate, si creano individui violenti. L'individuo violento è qualcuno che ritiene di poter risolvere alcune questioni (o tutte, dipende da quanto sia violento) menando le mani. A differenza di quel che si può credere, il violento non sa essere tanto selettivo, quindi chiunque gli sta accanto è in pericolo. Nell'ambito familiare chi sta accanto al violento sono moglie e figli, che quasi sicuramente saranno vittime di violenza. 
Nel periodo che va tra agosto 2015 e luglio 2016, in Italia ci sono stati 398 omicidi e di questi solo 138 (il 34,7% del totale). Ciò non vuol dire che il fenomeno delle uccisioni di donne sia da trascurare, vuol soltanto dire che non è un fenomeno a sé, è semplicemente un aspetto della violenza in genere. Violenza di genere non è poi soltanto quella degli uomini sulle donne, nel 2014 ci furono più uomini vittime di molestie da parte di donne che viceversa, inoltre nel 2013 furono 1498 gli uomini maltrattati in famiglia dalle rispettive compagne. Ovviamente la violenza dell'uomo nei confronti della donna è più spesso fisica, mentre la donna usa di più quella psicologica.
Spulciare le statistiche non vuol dire far paragoni e gareggiare a chi è più cattivo, semplicemente serve a far capire che il problema non è chi fa del male a chi, è semplicemente la violenza in sé.
Piuttosto che introdurre nuove mode mediatiche e nuovi reati, che vanno a creare solo maggiore confusione normativa e più ostacoli al corso della giustizia, ci si dovrebbe concentrare sul problema della violenza. Dovremmo chiederci perché allo stadio qualcuno si sente in diritto di pestare qualcun altro solo perché tifoso della squadra avversaria. Dovremmo chiederci perché sul lavoro o nelle scuole qualcuno si sente in diritto di fare il bullo e rendere la vita un inferno a qualcun altro. Dovremmo chiederci anche perché un marito si sente in diritto di ammazzare la moglie e viceversa. La violenza c'è sempre e in tutti gli ambiti, a farne le spese sono sempre i più deboli (fisicamente o psicologicamente), nelle famiglie quindi capita spesso che le vittime siano donne o bambini.
Come già detto prima, viviamo in un mondo dove la violenza è spesso giustificata, e questa è a mio parere la causa di tutti questi problemi. Quando un gruppo di genitori definisce lo stupro di gruppo a danno di una dodicenne come un atto causato dalle provocazioni della ragazza, o quando qualcuno definisce "ragazzata" l'aver infilato un compressore nell'ano di un ragazzo e avergli crepato il colon, si denuncia un gravissimo problema culturale. Nel mondo c'è gente che guarda con leggerezza all'abuso fisico e psicologico, chi vede come un problema minore il disporre con violenza del corpo e della vita di qualcun altro. Chi giustifica la violenza spesso è un violento e comunque istiga ed educa altri a fare del male.
Il problema culturale si traduce poi anche in un problema giuridico, perché le leggi le fanno gli uomini figli di certe culture malate. Il problema più grande della legge italiana non è il femminicidio, ma è l'esistenza di centinaia di cavilli che rendono difficile che si faccia giustizia quando certi atti violenti vengono commessi. Trovo inammissibile che in Italia per lo stupro sia prevista una pena massima di 10 anni (che mai nessuno sconta davvero) e che gli assassini spesso siano fuori in meno di 15. Io non sono per il carcere punitivo, ma dubito che in meno di 10 anni si riesca a correggere la mentalità di una persona capace di sentirsi padrone del corpo di un'altra. Per me, al fine di garantire la certezza della pena, tanti cavilli andrebbero cancellati. L'omicidio è il reato più grave che c'è, non deve interessare che chi l'abbia commesso l'avesse premeditato o no, o tante altre finezze del genere. Chi priva della vita deve essere rieducato e non bastano pochi anni per farlo. Lo stupro poi andrebbe equiparato all'omicidio, perché chi dispone del corpo di qualcun altro come fosse un giocattolo lo priva della dignità umana, quindi è come se lo uccidesse.

Il fatto che i femminicidi e gli omicidi siano figli di un problema culturale non vuol dire che non ci sia niente da fare. C'è da dire che in Italia da qualche anno gli omicidi sono in calo e che spesso, benché i media ci facciano credere altro, i colpevoli vengono assicurati alla giustizia in poco tempo. 
Per mantenere il trend positivo bisogna però innanzitutto lavorare sulla cultura, così da evitare che succedano invece che punire gli assassini. Bisogna cominciare a pensare davvero che la violenza non è mai ammissibile, che anche quando si ha ragione non è mai accettabile farsi valere con pugni e schiaffi. Bisogna isolare il violento come invece oggi si fa col gay, o col diverso in generale, perché lui può davvero causare un grave danno. Bisogna inoltre imparare che il violento non lo è mai part-time, chi ha il vizio di menare le mani non ha l'autocontrollo necessario a garantire che in certi casi non lo farà mai. Bisogna quindi imparare a non credere che il violento cambierà, a non illudersi che dopo averlo fatto una volta non lo farà più e capire che la vittima di violenza non deve assolvere l'aguzzino e non deve giustificarlo: solo chi usa violenza è colpevole, mai chi la subisce.
La polizia non potrà mai pedinarci tutti 24 ore su 24 e non potrà mai vigilare nelle nostre case, quindi i primi a dover prevenire certi fenomeni siamo noi. Chi è vittima di violenza, che sia uomo o donna, e chiunque sia a fargli male, deve subito allontanarsi e denunciare. Ovviamente poi la palla passa alla giustizia, che deve tutelare chi è vittima ed evitare che si possa arrivare all'omicidio.

Francesco Abate

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