domenica 20 novembre 2016

UN'ALTRA SQUALLIDA CAMPAGNA ELETTORALE ITALIANA


Una campagna elettorale, in special modo quella per un referendum, dovrebbe essere un momento di confronto, una fase della vita del paese in cui ci si confronta per capire e decidere quale sia la via migliore per il paese. Questa è la teoria, ormai in tutto il mondo, ed in special modo in Italia, la campagna elettorale è uno squallido momento di litigi, televendite ed accordi sotto banco.
Personalmente non vedo l'ora che arrivi il 4 dicembre. Questa campagna elettorale è l'ennesima dimostrazione di quanto non solo la politica, ma l'intera società italiana sia diventata squallida. Tutto il discorso intorno ad un tema delicatissimo, la riforma della Costituzione italiana, si è ridotto come al solito a scambi d'accuse, a valutazioni pro o contro i soggetti che sostengono l'una o l'altra causa, ad una battaglia a chi lancia lo slogan più efficace. Della riforma e dei suoi contenuti nessuno parla, né da una parte né dall'altra, tanto che molti italiani (sia indecisi che accaniti sostenitori di una posizione) non hanno la minima idea di cosa essa preveda.
E' la politica moderna. Gli ideali tra i politici sono spariti da tanti anni, ma ormai anche il popolo ha dimenticato cosa sia davvero il dibattito politico, abituandosi e sguazzando nella meno costruttiva rissa verbale. Oggi si sceglie come schierarsi ad un'elezione sulla base delle simpatie, molti voteranno a favore della riforma perché sostengono Renzi come premier, altri voteranno contro perché Renzi gli sta sulle palle. Molti voteranno a favore della riforma perché hanno in antipatia chi sostiene il NO (i vari Grillo, Salvini e Berlusconi), altri voteranno contro perché li sostengono. Si gioca tutto sul carisma del personaggio, dei contenuti non interessa più a nessuno e i talk show sono diventati ormai delle inguardabili risse verbali.
Con la nascita della Seconda Repubblica, con l'inizio della serie interminabile di "uomini del miracolo" scesi in politica, parte del popolo ha abbandonato definitivamente gli ideali che aveva difeso fino a pochi anni prima. La delusione nei confronti della politica, figlia della cattiva politica e degli scandali, si è tradotta nella fine delle ideologie. Se prima c'era il sostenitore del liberismo, adesso c'era il sostenitore di Berlusconi, che non sosteneva le idee del candidato, bensì riponeva fiducia cieca nel personaggio. Così è stato per tutti gli altri leader politici e così si giustificano la forza dei vari Salvini, Grillo e Renzi, personaggi carismatici e dotati di potere mediatico che, cavalcando il malcontento popolare, riescono a fidelizzare gli elettori pur senza proporre programmi seri. Come già detto, questo nuovo modo di vivere la politica è nato in reazione alla delusione nei confronti della vecchia classe dirigente, ma ha ottenuto come effetto quella di produrne una peggiore. Prima il politico poteva far bene o male, in base all'efficacia del suo operato il popolo avrebbe scelto. Un esempio: nonostante il proletariato sostenesse il PCI ed avesse quasi un culto per Berlinguer, il PCI pagò a caro prezzo il tentativo di compromesso storico con la DC. Adesso nei confronti del candidato non c'è più fiducia o condivisione di ideali, c'è vera fede, e questo porta l'elettore a negare l'evidenza. Grazie al suo potere mediatico, Berlusconi ha vinto quattro elezioni pur governando male ogni volta. Sempre a causa del carisma e dell'abilità nell'uso dei media, Matteo Renzi ha demolito l'intera classe dirigente del PD e si è ritrovato premier senza nemmeno passare per le urne. 
Il nuovo modo di vedere la politica degli italiani è causa ed effetto della nostra politica odierna. Se Renzi si gioca il referendum come una consultazione sulla sua persona è perché sa che chi credeva in lui sosterrà fino alla fine la sua posizione. I personaggi politici che sostengono il NO alla riforma, invece, non ragionano sui contenuti, ma cercano di far leva sugli elettori che non hanno mai apprezzato Renzi. Nonostante sia un referendum delicato su una questione fondamentale, tutto si riduce ad un pro o contro Renzi.
L'unica cosa che dovrebbero fare i cittadini, e mi auguro lo facciano in molti, è lasciar perdere i loro slogan e le loro chiacchiere, informarsi sui contenuti della riforma e decidere serenamente cosa si sentono di votare. Sfuggire al circo mediatico è il primo e più importante passo da fare per lasciar morire questa politica fatta di show televisivi e creare una nuova stagione con un dibattito costruttivo sul funzionamento non solo del nostro paese, ma di tutto il mondo.

Francesco Abate 

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