domenica 1 gennaio 2017

BUFALE E LIBERTA' DI ESPRESSIONE


Sta facendo discutere l'intervista rilasciata al Financial Times da Giovanni Pitruzzella, presidente dell'Antitrust, in cui ha proposto la formazione di una rete di agenzie in tutta Europa destinate a combattere la diffusione delle notizie false, le cosiddette bufale.
Il problema delle notizie false sul web è molto forte, si parte dalle morti fasulle di personaggi famosi a dichiarazioni mai rilasciate da personaggi politici. Specialmente in periodo elettorale le bufale proliferano in modo pazzesco, usate maliziosamente da alcuni gruppi politici per gettare fango sugli avversari.
Le dichiarazioni di Pitruzzella, alla luce della gravità del problema, possono anche sembrare condivisibili, eppure hanno suscitato molte polemiche. Ovviamente i più accesi oppositori della proposta sono quelli che le bufale le usano e cavalcano la rabbia che esse generano, però non si può negare che la proposta ha qualcosa di inquietante. La rete di agenzie ipotizzata da Pitruzzella infatti dovrà pur rispondere a qualcuno, sicuramente un soggetto che rappresenta lo Stato. Attraverso le agenzie, lo Stato potrà punire anche con pesanti multe chi diffonde le bufale. Ovviamente tutto questo dovrà essere reso possibile attraverso la scrittura di una legge e l'esperienza ci insegna come queste spesso vengano alterate per ottenere anche secondi fini. Un legislatore furbo e in mala fede potrebbe sfruttare questo sistema per rendere molto rischioso la diffusione di notizie da parte di soggetti che non possono permettersi avvocati e costose cause, inibendo quindi l'attività di tanti blog o piccole testate giornalistiche che fanno informazione seria. Il provvedimento in sé potrebbe anche essere valido, ma è forte il rischio che lo si usi per limitare la circolazione delle informazioni, limitando così la libertà di espressione.
Il problema c'è, ma la cura Pitruzzella è rischiosa. Allora quale potrebbe essere la soluzione? A mio parere, quello delle bufale è uno di quei problemi che non può e non deve risolvere la politica, il problema è infatti culturale. Molte delle notizie false diffuse negli ultimi mesi erano tanto assurde da essere incredibili, se in molti le hanno prese per vere vuol dire che c'è un problema culturale, ci sono persone che non hanno la capacità critica necessaria per distinguere il falso dal vero e nemmeno hanno la serietà di prendersi la briga di verificare la veridicità di una notizia prima di diffonderla. Il problema del nostro tempo è che si valuta la notizia solo in funzione dell'utilità che ha per noi. Un esempio:  tanti hanno creduto alle parole non vere (e spesso assurde) attribuite alla Boldrini, questo perché provavano già antipatia per il presidente della Camera e quelle parole gli facevano comodo perché dimostravano come la loro opinione fosse giusta. Costoro quindi non hanno avuto la voglia di verificare la veridicità delle notizie lette, mancando quindi di onestà intellettuale, e nemmeno hanno conoscenze sufficienti per distinguere una possibile verità da una palese bugia. 
Per evitare il diffondersi di bufale, dobbiamo lavorare su noi stessi. Quando leggiamo una notizia, dobbiamo prima di tutto capire che c'è scritto e chiederci se ha senso, se racconta qualcosa di plausibile, poi dobbiamo valutare se la fonte è affidabile, infine dobbiamo cercare questa notizia da altre parti, perché se è vera di certo non la racconta solo una fonte. Agendo in questo modo, forse non riusciremo ad eliminare il problema delle bufale, ma lo limiteremo fortemente, tutto senza rischiare che alcuna legge possa limitare l'azione dei blog e dei giornali che, in uno stato democratico, hanno il diritto di scrivere senza alcuna paura.

Francesco Abate  

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