martedì 25 aprile 2017

IL VOTO IN FRANCIA


In attesa del ballottaggio del 7 maggio, le elezioni in Francia hanno già dato un'indicazione importante.
Al secondo turno si sfideranno il candidato del movimento En marche!, Macron, e la candidata del Front National, Marine Le Pen. 
I due partiti che da decenni si dividono la carica presidenziale, i repubblicani e i socialisti, sono usciti pesantemente sconfitti. Se i repubblicani non ce l'hanno fatta solo per un 2%, i socialisti invece hanno incassato solo il 6,3% dei voti. Si può dire che la Francia abbia bocciato il governo socialista di Hollande senza possibilità di appello, ma anche le precedenti esperienze repubblicane (ultima quella di Sarkozy) non hanno evidentemente lasciato un bel ricordo.
Ad uscire sconfitta a queste elezioni francesi, qualunque sarà il risultato del secondo turno, è la politica tradizionale. I francesi hanno mostrato di non credere più in quei partiti che hanno guidato il paese negli ultimi decenni ed hanno affidato le loro speranze a candidati insoliti.
I voti della maggioranza dei francesi si sono divisi, alcuni hanno preferito la rottura totale ed hanno scelto Marine Le Pen, altri invece hanno optato per una novità che non fosse sinonimo di chiusura ed hanno preferito Macron.

Lo scontro al secondo turno sarà tra due fautori di una politica diversa rispetto a quella vista in Francia negli ultimi anni. Si scontreranno due modi completamente opposti di vedere la "nuova" politica francese: da un lato Macron, l'europeista che vuole ridurre la pressione fiscale; dall'altro Le Pen, la protezionista che vuole chiudere le frontiere agli immigrati, vuole uscire dall'UE ed aumentare le tasse sui prodotti importati. 
I sondaggi al momento danno in vantaggio Macron, anche perché quasi tutti gli altri candidati hanno indicato ai propri elettori di votare lui, ma l'esito non è per niente scontato. Marine Le Pen sta provando a togliersi di dosso l'etichetta di fascista, ha lasciato la guida del Front National ed ha iniziato un intenso lavoro diplomatico per intercettare i voti dei repubblicani che, a suo dire, non sono intenzionati a seguire l'indicazione di Fillon e votare Macron. Sembrerebbe anche che non tutta la sinistra sia intenzionata a votare Macron per arginare il pericolo di un governo Le Pen.

Il voto del 7 maggio sarà importante per tutta l'Europa. Comunque finirà, uno dei paesi più importanti del nostro continente vivrà un cambiamento politico importante. A mio modo di vedere questo cambiamento sarà drammatico con la vittoria di Marine Le Pen, infatti gli anti-europeisti e gli xenofobi ne usciranno rafforzati in tutti i paesi e questo potrebbe innanzitutto aggravare la crisi dei migranti, inoltre potrebbe assestare un duro colpo all'UE. Un governo Le Pen getterebbe alle ortiche anni ed anni di leggi sulla libera circolazione e vanificherebbe buona parte del cammino dell'UE. Macron è invece un po' un mistero, si tratta di un personaggio carismatico con un programma che richiama un po' alla mente quelli di Berlusconi e Renzi (cosa non proprio incoraggiante).
Questa incertezza e il pericolo Le Pen devono comunque far riflettere sia le istituzioni francesi che quelle europee. Se oggi in Francia la gente preferisce scegliere tra un salto nel buio e una fascista è perché chi ha governato per decenni, repubblicani e socialisti, hanno puntualmente deluso il popolo. Le esigenze che nel corso degli anni si sono create non sono mai state soddisfatte e il popolo ha sentito i due principali partiti di governo sempre più distanti, finendo per negargli la fiducia. Come sempre accade in situazioni del genere, crescono e si affermano due tipologie di gruppi: quelli che cavalcano la paura e quelli che fanno leva sulla speranza. Anche le istituzioni europee non sono esenti da colpe. Da troppi anni l'UE sembra un grosso carro armato burocratico impegnato solo a dettare regole ed emanare sanzioni, i cittadini fanno fatica a comprenderne il senso e nemmeno vedono più i vantaggi che l'unione dei paesi europei porta e può portare. Le elezioni francesi, comunque finiranno, devono suonare come un campanello d'allarme per tutti i paesi e per l'UE: se non si cambia decisamente il modo di gestire la cosa pubblica, se non si presta più attenzione alle esigenze del cittadino, tutti questi movimenti estremisti acquisteranno forza e si creerà una situazione paragonabile a quella degli anni Quaranta.

Francesco Abate 

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