venerdì 28 aprile 2017

PM CHIACCHIERONI E GARANTISTI PART-TIME


Le polemiche inerenti gli interventi dei pm sui giornali o in tv non sono nuove nel nostro paese, quindi il polverone alzato dall'intervento da Zuccaro (pm di Catania) alla trasmissione Agorà non deve sorprenderci più di tanto. Come in tutte le occasioni simili a questa, i politici si mostrano in tutto il loro bieco opportunismo e in tutta la loro incoerenza.

Andiamo con ordine. 
A scatenare il caos intorno alla vicenda, a spingere addirittura tante persone ad intasare i social network con messaggi di sostegno al pm, è stato l'annuncio da parte del vicepresidente del CSM di occuparsi del caso Zuccaro. Subito alcuni gruppi politici si sono schierati contro chi vuole mettere a tacere la verità e cose di questo genere, facendo credere all'ascoltatore disattento che qualcuno abbia proposto la fucilazione del pm. In realtà Giovanni Legnini, il vicepresidente del CSM, ha tenuto a ricordare che le azioni disciplinari nei confronti del pm possono arrivare solo dal ministero della Giustizia o dalla Cassazione, quindi per il momento Zuccaro non rischia assolutamente niente. La posizione del ministro Orlando, a dire il vero, è stata molto equilibrata: un semplice auspicio affinché la Procura parli attraverso le indagini. Nessuno sta quindi valutando di sabotare l'indagine o di eliminare il pm. 
Considerando poi l'uscita del vicepresidente del CSM, da molti interpretata come volontà di ostacolare le indagini, io credo che una valutazione del comportamento di Zuccaro sia necessaria. L'indagine c'è e deve andare avanti al di là delle polemiche, ma è da valutare se l'intervento in tv del pm sia stato opportuno. Zuccaro ha dichiarato che A SUO AVVISO alcune ong POTREBBERO essere finanziate dai trafficanti, che sa di contatti ma che non ha prove utilizzabili in un processo. In pratica un pubblico ministero, esprimendosi riguardo un caso molto spinoso che già sta sollevando polemiche e che riguarda la vita di centinaia di migliaia di persone, ha espresso delle valutazioni assolutamente personali del tipo "credo siano colpevoli, ma non posso dimostrarlo".

A Catania da tempo c'è un'inchiesta riguardo il comportamento delle ong in Libia, nata principalmente dalla constatazione che molte di loro vanno a recuperare i migranti nelle acque libiche e non in quelle internazionali. Le ong si sono già difese, sostenendo che tale comportamento sia dovuto alla necessità di ridurre il più possibile il rischio di affondamenti, sempre più probabili a causa dei mezzi sempre più sgangherati che salpano dalla Libia. L'inchiesta comunque c'è e procede (come è giusto che sia), non si può affermare che qualcuno stia cercando di farla naufragare. Bisogna però avere l'onestà di ammettere che fino ad ora non ha portato a niente, nonostante alcuni gruppi politici (Lega e M5S su tutti) abbiano già iniziato a demonizzare le ong. In questo contesto così delicato, credo che un pm dovrebbe pensare bene prima di esprimersi e comunque debba pesare bene le parole, altrimenti è legittimo che qualcuno debba valutare l'opportunità delle sue dichiarazioni.

Come sempre accade nelle vicende politiche italiane, la polemica sta evidenziando la natura incoerente e opportunista di alcuni personaggi.
Particolarmente simpatica la posizione di Di Maio, che accusa il ministro Orlando di mettere in dubbio il lavoro del procuratore (cosa che il ministro non ha mai fatto, ha solo auspicato che si parli con le indagini e che non si riscriva la storia delle ong basandosi sul niente) e dichiara di stare lavorando ad una proposta di legge su misura che permetta l'utilizzo delle fantomatiche intercettazioni nel processo. In pratica lui da qualche tempo ha scoperto di odiare le ong (guai a fargli notare che è una posizione in comune con la Lega) e vuole cambiare le regole affinché l'indagine prenda la piega che vuole lui. Un po' come Berlusconi quando cambiava le leggi per sfuggire alle condanne.
Anche il resto della destra difende Zuccaro, proprio quella destra che avrebbe voluto linciare i pm quando processavano Berlusconi sulla base di intercettazioni reali e verificate, regolarmente utilizzabili e utilizzate nei processi. All'epoca il lavoro dei pm andava regolamentato (modo simpatico per dire "ostacolato"), adesso invece dovrebbe avere carta bianca.
Come sempre il politico italiano si mostra un tifoso che, pur di veder vincere la propria squadra, è disposto a cambiare le regole del gioco a partita in corso. Forse in questo caso il comportamento migliore da tenere sarebbe quello di abbassare i toni, non parlare a vanvera, far procedere le indagini e prendere atto di sviluppi e sentenze. Il pm continui a fare il proprio lavoro e parli solo quando sarà in possesso di elementi concreti, altrimenti farà solo diffamazione e propaganda politica.

Francesco Abate

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