mercoledì 19 aprile 2017

UN PAESE CHE CADE A PEZZI


Non mi dilungherò a commentare il fatto. Conoscendo il nostro paese, per mesi i politici lo strumentalizzeranno, i conduttori televisivi lo useranno per fare audience e ne nascerà un'infinita (e quasi sicuramente improduttiva) inchiesta giudiziaria.
L'immagine che apre l'articolo credo sia il simbolo del nostro paese, al di là di ogni retorica. Un paese che cade a pezzi, dove i cavalcavia crollano sopra le auto, le scuole sopra gli studenti, le case addosso chi le abita e così via. Un paese dove non funziona niente di quello che è gestito dallo Stato, nonostante sia uno di quelli in Europa dove si pagano più tasse.

Siamo un paese dove un bambino può essere morso da un topo. Dove il sindaco della città dove il fatto è accaduto, invece di chiedere scusa e vergognarsi, cerca di discolparsi chiedendo al governo di fare la propria parte. In dieci mesi non è stata in grado nemmeno di programmare una derattizzazione, se questo è il nuovo che avanza, siamo nella merda.
Siamo un paese dove un cavalcavia ti può cadere in testa, dove il tetto di una scuola può cadere in testa a tuo figlio e dove basta una scossa di terremoto di 4 gradi Richter (ben lontana dalle scosse terribili del Giappone, per intenderci) per radere al suolo intere città. Un paese il cui presidente del Consiglio, invece di preoccuparsi delle tante emergenze, tiene qualche discorso qua e là e nemmeno fa capire di cosa si stia occupando.
Anche i cittadini di questo paese sono colpevoli. Mentre tutto crolla, mentre i sorci ci saltano addosso e ci mordono, noi partiamo per la crociata dei vaccini. Sono tanti anni che piccoli gruppi di esaltati combattono una sfida contro i vaccini basandosi su congetture che, scientificamente parlando, sono niente. Negli ultimi mesi però ci si è messo anche un gruppo politico, quello nelle cui città i topi mordono i bambini, a gettare benzina sul fuoco. Adesso i vaccini, che nel corso di decenni hanno debellato malattie terribili, sono sotto l'imponente attacco di mass media e pseudo-scienziati in cerca di gloria, e in Italia si torna a morire di pertosse. Non dimentichiamoci poi dell'agnellino. Il mondo è sull'orlo della guerra nucleare, ogni giorno muoiono centinaia di bambini migranti in mare, ma l'italiano a Pasqua ha riaperto l'annuale guerra per salvare l'agnellino dalle grinfie del carnivoro cattivo. Anche questa folle battaglia è diventata oggetto di speculazione politica, con la fotografia di Berlusconi (quello che faceva le orge con prostitute minorenni, per intenderci) intento ad allattare amabilmente un agnellino.
Mentre noi litighiamo per l'agnello e per i vaccini, hanno mandato Razzi in Corea del Nord a scongiurare la guerra nucleare ed Alfano in Turchia a mediare per l'italiano ingiustamente detenuto. Vi rendete conto quanto siamo nella merda?!

Le considerazioni fatte sopra mi spingono a pormi una domanda: non è che, tutto sommato, viviamo nel paese che meritiamo? L'Italia è il paese dove l'amministratore non si assume la responsabilità di ciò che amministra e dove il cittadino non si assume la responsabilità di prendere coscienza delle cose che non vanno. Siamo un paese abituato a girarsi dall'altra parte, un paese per natura omertoso. La culla perfetta per le mafie che, infatti, da noi hanno proliferato alla grande.

Francesco Abate

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