domenica 7 maggio 2017

COSA RESTA DEL DERBY DELLA MOLE


Il derby di campionato Juventus - Torino si è concluso ieri sera in pareggio. Al di là delle solite polemiche sportive, che nel calcio moderno non mancano mai, la partita si è lasciato però uno spiacevole strascico. Il derby della Mole giocato ieri sera è stato anche il derby del razzismo, ed anche dal punto di vista degli insulti razzisti la gara è finita in parità.
Stando alle ricostruzioni fatte dai diretti interessati e dai testimoni, durante la partita l'allenatore del Torino, il serbo Sinista Mihajlovic, è stato apostrofato come "zingaro di merda" da alcuni tifosi. In conferenza stampa è arrivata la risposta dell'allenatore che, da persona sanguigna qual è, non ha avuto paura a sfidare gli autori dell'insulto. Anche la sponda bianconera è stata però colpita dalla coda razzista della serata. Durante l'intervista al difensore juventino Mehdi Benatia andata in onda su RaiDue, si è sentito qualcuno dargli del "marocchino di merda"
Di entrambi gli insulti non si conoscono gli autori, ma ciò che emerge da questo derby è un'immagine incredibilmente desolante del nostro paese. Già domenica scorsa a Cagliari i tifosi si erano macchiati di insulti razzisti nei confronti di Sulley Muntari, ora si sono aggiunti questi altri due episodi.

Cosa resta del derby della Mole? La fotografia di un paese fortemente razzista, dove può esserti rinfacciata come colpa quella di essere marocchino o serbo, o puoi essere preso in giro perché nero. Quello che noi constatiamo tutti i giorni nella politica, un razzismo becero, ignorante e privo di contenuti, è fortemente radicato nella nostra cultura. Ci piace pensare che i casi di razzismo siano isolati, bollando come tali solo gli eventi più gravi come aggressioni fisiche, in realtà ce ne sono tutti i giorni e tutt'intorno a noi. Le risate che molti si son fatti, compreso qualche politico, quando i due dipendenti della Lidl chiusero le donne dell'est nel gabbione, sono segno di razzismo; gli ululati che sentiamo allo stadio quando un giocatore di colore tocca palla, sono segno di razzismo. Ogni volta che un nostro giudizio o una nostra azione si forma in base all'etnia, al colore della pelle o al paese di provenienza, di una persona, siamo razzisti. Facendo un esame di coscienza serio e sincero, molti di noi, anche benpensanti, scopriranno di essere in fondo razzisti. Perché se ogni domenica allo stadio ci sono episodi di razzismo, se nelle città ogni giorno ci sono episodi di razzismo, evidentemente il nostro paese è pieno di persone razziste. Se questa pseudocultura non si evolverà in una cultura della tolleranza, ogni occasione sarà macchiata da episodi come quello del derby. In fondo le politiche xenofobe di alcuni politici italiani non sono una causa, ma una conseguenza di quello che pensa il popolo. Salvini ama cavalcare l'onda, se fa il razzista è perché sa che prenderà parecchi voti, perché parecchi sono i razzisti in Italia.

Francesco Abate

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