mercoledì 7 giugno 2017

CONTRO RIINA TUTTI BOSS SPIETATI

Sta facendo molto discutere la sentenza della Cassazione che impone al Tribunale di Bologna di verificare, prima di negare la scarcerazione al boss Salvatore Riina per motivi di salute, se il regime di detenzione nel carcere in cui è detenuto attualmente sia in linea con le cure mediche di cui ha bisogno. In pratica la Cassazione ha stabilito che un regime carcerario deve essere sospeso qualora impedisca al detenuto una convalescenza, o una morte, dignitosa.
La sentenza ha alzato un incredibile vespaio di polemiche. Secondo molti, la maggioranza dei quali si sono limitati a leggere i titoloni pubblicati su internet, il boss di Cosa Nostra non merita la morte dignitosa come un uomo libero. Questa tesi è stata sostenuta apertamente anche da alcuni parenti di illustre vittime del sanguinario boss.
Innanzitutto è bene specificare, perché pochi lo hanno capito, che la Cassazione non ha detto che il boss dev'essere scarcerato, ha solo detto che il Tribunale aveva motivato in modo insufficiente la respinta della richiesta di scarcerazione e che nel riformulare la sentenza avrebbe dovuto tener conto anche dei diritti umani che non si possono negare nemmeno a Riina.
Le reazioni rabbiose che hanno riempito tv, giornali e web sono comunque molto discutibili. Totò Riina è stato uno dei più feroci assassini del nostro tempo, ma la giustizia non è vendetta, la pena inflittagli non può essere una morte lenta e dolorosa. Premesso che il sistema carcerario italiano è e deve essere riabilitativo e non punitivo, e che quindi l'idea di lasciar crepare in carcere un detenuto negandogli le cure necessarie non è assolutamente concepibile, le reazioni della maggior parte della gente ci mostrano quanto siamo diventati disumani. Riina ha fatto del male a tanta gente ed è giusto che risponda dei suoi atti alla legge italiana, ma lasciarlo crepare come un cane (o anche il solo invocare tale trattamento) vorrebbe dire scendere al suo stesso livello, fare a lui ciò che ha fatto alle sue vittime. Lo Stato però non può essere e non deve essere mafioso, in quest'occasione deve dimostrare di essere superiore ad una cosca mafiosa. Anche noi persone dovremmo essere superiori ai mafiosi, dovremmo trattare lui con la giustizia che ha violato, mostrandogli così quell'umanità che mai gli è appartenuta e forse dandogli la lezione più importante della sua vita. Smettendo di essere umani, finiremmo per diventare mafiosi e terroristi, come i criminali che aspramente critichiamo. I tanti che, in modi più o meno duri, hanno invocato l'abbandono ad una morte indegna, hanno smesso di essere umani e sono scesi al livello di mafiosi e terroristi. Uno Stato però dev'essere superiore al trasporto emozionale e in questi casi le sue leggi devono mostrarsi equilibrate, la legge quindi dovrà pretendere che sia rispettata la pena senza che siano violati i diritti dell'essere umano.
Su Facebook ho avuto modo anche di leggere un paragone azzardato e disgustoso tra Riina e dj Fabo. L'autore del post evidenziava come dj Fabo sia dovuto fuggire in Svizzera per trovare una morte dignitosa, mentre per Riina c'era la Cassazione a fare da garante. Il paragone è fuori luogo, dj Fabo infatti scelse l'eutanasia che in Italia è (purtroppo) illegale, dovette andare in un altro paese dove fu finalmente liberato dalle proprie sofferenze. Riina non ha bisogno di nulla che sia vietato dalla nostra legge anzi, la Cassazione pretende che siano rispettati per lui i diritti umani riconosciuti universalmente e che sia curato in modo adeguato, sancendo che le cure hanno la precedenza sulla detenzione. I due casi sono molto diversi e per nulla assimilabili, mai un tribunale avrebbe potuto autorizzare dj Fabo a farsi praticare l'eutanasia in Italia. 

Francesco Abate

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