giovedì 15 giugno 2017

LO IUS SOLI E' UNA BATTAGLIA DI CIVILTA'

L'Italia non è nostra per una concessione divina, non abbiamo un atto di proprietà che ci rende abitanti legittimi di questo paese. Che ci piaccia o no, siamo italiani perché siamo nati e cresciuti qui, abbiamo imparato la cultura del nostro paese e l'abbiamo fatta nostra. E' romantico fare della cittadinanza un fatto di sangue, ma la verità è che dipende perlopiù dalla nascita. Tanti italiani emigrarono nel mondo, i loro figli oggi sono molto meno italiani dei genitori e rispecchiano in tutto e per tutto la cultura del paese in cui sono cresciuti. Alla luce di queste ovvie premesse, dovrebbe essere lampante che l'approvazione dello ius soli sia un indispensabile gesto di civiltà. Ritengo assurdo che bambini nati in Italia, studenti nelle nostre scuole e amici dei nostri figli, debbano portare il fardello di un'etichetta diversa. 
A rafforzare il mio ragionamento ci pensano involontariamente gli stessi oppositori della legge. Parliamo di estrema destra, per intenderci quelli che rimpiangono i tempi in cui si deportavano ebrei e zingari. A non volere lo ius soli sono gli stessi che, ai tempi di Berlusconi al governo, rappresentati da AN e dalla Lega Nord, pensarono di risolvere il problema dell'immigrazione accordandosi con Gheddafi affinché bloccasse sulla costa i migranti e li disperdesse nel deserto, condannandoli a morte certa. Quelli contrari allo ius soli, o almeno i più accesi oppositori, sono degli assassini per cui la vita di un uomo conta meno di un pugno di voti. C'è poi il Movimento 5 Stelle, quel grottesco ammasso di estremisti delusi che nei post sui blog si propongono come illuminati, poi all'atto pratico agiscono come i più accesi reazionari. Non voglio parlare però solo di chi si oppone, ma anche del perché. Leggendo un po' le ragioni dei contrari, mi sono imbattuto in spiegazioni tanto folli quanto ridicole. Coloro che si oppongono allo ius soli teorizzano l'invasione e la sostituzione etnica, sono quelli che sostengono che i disperati che affrontano viaggi pericolosissimi per fuggire da guerre e povertà sono in realtà dei pericolosi soldati che vengono a colonizzarci. Essi poi denunciano che nei paesi dove vige lo ius soli non vi sia stata nessuna integrazione e che i terroristi sono tutti figli di immigrati, tale affermazione deriva però da un modo distorto di osservare la realtà: i terroristi erano tutti delinquenti ed emarginati, spesso con passati di tossicodipendenza, criminalità ed emarginazione. Il terrorismo non affonda quindi le radici nella cultura diversa e nell'immigrazione, ma nella discriminazione e nella povertà, nella disperazione e nella cultura della violenza. I terroristi, se non avessero trovato una "missione" nei proclami folli dei gruppi jihadisti in rete, avrebbero ammazzato per altre ragioni ben più comuni tra i criminali nostrani (molti avevano già episodi di violenze compiute in passato). Per evitare che nascano i terroristi in Italia non dobbiamo negare la cittadinanza ai figli di stranieri, dobbiamo integrarli facendogli conoscere la nostra cultura e facendogliela sentire loro, dobbiamo trattarli da amici e non da ospiti, da pari e non da inferiori. Trattando invece l'immigrato e la sua discendenza come degli eterni ospiti, tenendoli nel nostro paese con il marchio della diversità, nutriremo astio e disperazione, finendo per formare dei criminali ed anche dei terroristi. 

Per le ragioni dette sopra, quindi, io ritengo che lo ius soli vada fatto e chi si oppone assume una posizione irrazionale e, alla luce dei nuovi flussi migratori, antistorica. Il mondo è diventato piccolissimo, ci sono continui movimenti di persone tra i vari paesi e il nostro è uno di quelli in Europa che "esporta" più persone. Non si può più fare politica pensando allo stato-nazione, oggi la realtà è molto più liquida e le leggi devono tener conto dei continui flussi di persone in entrata e in uscita.

Francesco Abate

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