martedì 27 giugno 2017

UNA SQUALLIDA STORIA ITALIANA

Vi racconto una storia vera, non tanto diversa a centinaia di migliaia di storie che ogni giorno il contribuente italiano vive. Lo faccio non per diffondere la storia in sé, semplicemente voglio segnalare a che livello di squallore sia arrivato il nostro paese e cosa è ormai abituato a subire chi ci vive.

G. ha lavorato tanti anni per una grande azienda che fornisce un servizio essenziale. Per anni ha sgobbato, ha guadagnato dignitosamente, poi lentamente ha visto le sue condizioni di lavoro peggiorare, ma è stato fortunato perché è potuto andare in pensione prima che le cose si deteriorassero in modo drammatico. G. oggi vive una vecchiaia tranquilla con una pensione dignitosa, come tanti pensionati è costretto a dar ancora da mangiare ai suoi figli, nonostante questi siano ormai ben più che maggiorenni.
L'azienda per cui G. ha lavorato tanti anni un giorno ha deciso di cancellare lo sconto sul servizio fornito ai suoi ex dipendenti, uno sconto che non era un regalo ma faceva parte del contratto che G. a suo tempo firmò. I sindacati hanno fatto ricorso contro la decisione dell'azienda, anche perché lo sconto era consistente e la sua cancellazione di fatto era una violazione contrattuale, ma il massimo che hanno potuto ottenere è stato un risarcimento una tantum erogato a ciascun singolo ex dipendente. G. non era contento perché sapeva benissimo che la cifra offertagli non bastava a coprire l'aumento di prezzo per un servizio di cui ha bisogno, ma sapeva benissimo che in Italia una causa legale può durare anni ed anni ed era inoltre consapevole che la vittoria era tutt'altro che scontata, quindi ha accettato. Firmato l'accordo proposto dall'azienda, G. ha cominciato a fare progetti sulla cifra che comunque era consistente, deciso a sfruttarla almeno in parte per acquistare qualcosa di cui da tempo aveva bisogno. Il giorno del bonifico G. ha avuto la prima sgradita sorpresa. Quasi il 25% della cifra che gli spettava era stata trattenuta dal fisco. I suoi progetti si sono ridimensionati, ma non era deluso più di tanto perché conosce l'Italia e sa che vivere in questo paese è come avere un fratello scroccone che ti ruba i soldi dal portafogli.
Sono passati un po' di mesi, quei soldi erano ancora in banca perché G. prima di spenderli voleva pensarci bene, non era nella condizione di poterli sprecare. Inoltre nella vita di ogni persona ci possono essere imprevisti e lui ne aveva avuto qualcuno poco piacevole, così era stato obbligato a dedicarsi a questioni delicate ed aveva dovuto sforzarsi per non intaccare quel piccolo tesoretto. Il fisco italiano però sapeva che G. aveva quei soldi in banca e non poteva dormirci la notte. Per l'Agenzia delle Entrate è infatti inconcepibile che un insulso cittadino, perlopiù pensionato, possa disporre di soldi che meglio starebbero nelle tasche di politici e burocrati. Arrivato il momento di fare la dichiarazione dei redditi, G. ha scoperto che quel risarcimento per un diritto cancellato viene considerato parte del suo reddito. Il fisco così ha stabilito che G. doveva versare ancora una cifra pari al 50% della cifra lorda che l'azienda gli aveva dato. In pratica i soldi che l'azienda aveva dato a G. come risarcimento per un diritto negato, era finita quasi tutta nelle tasche del fisco. G. doveva abbandonare i suoi progetti e anzi ha maledetto il giorno in cui gli sono stati versati quei soldi, si è chiesto anche perché il fisco non se li sia fatti consegnare direttamente dall'azienda. Il fisco intanto gongola, nuota allegramente nel fiume di soldi che stanno arrivando dai tanti G. che ha saputo abilmente gabbare e già pianifica nuovi modi per spolparli anche del poco che ancora hanno.

Molti si saranno identificati nella storia del signor G. che ho raccontato. Lo scopo per cui l'ho scritta non è quello di far partecipare la gente alla sventura di un singolo, ma quello di gettare luce sulla sventura dell'italiano medio. Noi ceto medio, che in realtà ormai siamo diventato un ceto medio-basso, subiamo di continuo queste angherie. Ogni nostro soldo è tassato alla fonte e poi con qualche scusa è tassato di nuovo; paghiamo perfino tasse su servizi già tassati; ogni volta che facciamo la spesa dobbiamo scegliere il prezzo più basso a discapito della qualità, sacrificando il nostro benessere perché non percepiamo un salario sufficiente, e poi ci sentiamo pure accusare di non saper apprezzare la qualità superiore; paghiamo tutto questo e poi ogni volta che abbiamo necessità di cure mediche o altro, veniamo maltrattati e riceviamo un servizio di qualità pessima.
Ho scelto di pubblicare questo articolo oggi perché usciamo dalle elezioni, è giusto rompere il flusso delle chiacchiere dei politici con una fotografia fedele della cosa squallida che è diventata il nostro paese. L'Italia è ormai un grande carcere a cielo aperto. I faraoni sono politici, imprenditori e burocrati che mangiano alle nostre spalle, noi siamo gli schiavi chiamati a fornire loro tutti i comfort di cui hanno bisogno. 
Siamo tutti il signor G., veniamo continuamente maltrattati e derubati. Se qualcuno vi chiedesse cosa significa essere italiano oggi, diteglielo senza peli sulla lingua.

Francesco Abate

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