venerdì 14 luglio 2017

LE MANI SPORCHE DI CENERE DELLA MAFIA E DELLO STATO

Il sud Italia brucia. Incendi immensi hanno devastato il Vesuvio, Messina, il Gargano ed altre zone del Mezzogiorno. Per quello che si sa, gli incendi sono di origine dolosa, anche se diverse inchieste sono in corso e bisogna attendere i risultati. Risulta comunque difficile dare all'ambiente la colpa di eventi tanto estesi, al massimo il caldo torrido e il vento possono aver contribuito ad estendere gli incendi.
Molto probabilmente qualcuno ha appiccato quegli incendi. La domanda sorge spontanea. Chi? Mi riesce difficile credere che dei semplici piromani senza scopo, attratti semplicemente dalla prospettiva di appiccare un incendio, possano aver causato dei danni tanto estesi, colpendo tra l'altro delle aree di importante interesse naturalistico e non posti a caso. Mi sembra più logico che azioni così estese abbiano un movente preciso. Spesso gli incendi dolosi vengono appiccati per devastare aree boschive protette e poterle poi riutilizzare per speculazioni edilizie, bracconaggio o ampliamento della superficie agraria. In passato è anche capitato che qualcuno appiccasse incendi per giustificare l'attività di vigilanza antincendio o per protestare contro qualcosa, ma si è trattato di casi piuttosto isolati.
La spiegazione che mi sembra più logica è che gli incendi in aree boschive protette sia stato causato da qualcuno che su quei pezzi di terra ha deciso di lucrare. Visto che parliamo di aree interessate da importante densità mafiosa (Campania, Puglia e Sicilia), mi viene subito in mente che possa esserci di mezzo la mafia. Evidentemente i gruppi mafiosi hanno interesse a fare affari su pezzi di terra protetti dallo Stato e per questo hanno deciso di devastarli con violenti incendi che hanno causato enormi danni ed hanno messo in pericolo le vite di cittadini e soccorritori.
Non solo le mani della mafia sono sporche della cenere di quegli alberi, però. Negli interventi contro gli incendi di questi giorni abbiamo toccato con mano il disastro creato dal ministro Madia e dalla cancellazione del Corpo Forestale dello Stato (confluito nei Carabinieri). I forestali svolgevano un ruolo di azione e coordinamento nelle azioni antincendio, questo loro ruolo è venuto meno. Il Corpo inoltre disponeva di 32 elicotteri che la riforma Madia divise equamente tra Vigili del Fuoco e Carabinieri. Grazie a questa riforma, a cui si è aggiunta una scellerata scelta delle spese da tagliare, ventotto dei trentadue elicotteri che ho citato non si sono potuti impiegare nelle azioni antincendio di queste ore. Prima di tutto quelli andati ai Carabinieri non si possono usare perché, essendo cambiato il corpo di cui fanno parte, devono rispondere a criteri diversi rispetto a quelli che rispettano adesso; ci sono poi quelli che sono fermi per vari interventi di manutenzione o di certificazioni tecniche. In pratica, mentre il sud Italia va a fuoco, buona parte della forza aerea antincendio italiana è ferma in attesa di essere sistemata. A questo aggiungiamoci poi il fatto che è venuta meno l'azione del corpo specializzato nelle azioni antincendio e capiamo come sia diventato molto più complicato gestire tali emergenze (figuriamoci poi prevenirle).
Se le mani della mafia hanno appiccato gli incendi, quelle del Governo hanno soffiato sul fuoco e ne hanno favorito la propagazione. Ogni anno l'Italia è funestata dall'emergenza incendi e il nostro Governo ha pensato bene di sacrificare la difesa da questa piaga per far quadrare i conti. Io questa non la chiamo politica, la chiamo follia. Questo disastro porta le firme di Renzi, che della riforma Madia fece un cavallo di battaglia, e del ministro Madia stesso. Renzi adesso è solo segretario di un partito, ma la Madia è ancora ministro ed a mio parere dovrebbe dimettersi, infatti ha dimostrato un'incompetenza che la rende incompatibile con il governo di un paese ed è stata tra le cause di un disastro. Secondo me è ora che chi ha la pretesa di governarci si assuma anche le proprie responsabilità.

Francesco Abate

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