giovedì 6 luglio 2017

STUPRI E CULTURA DELLA VIOLENZA

Viviamo in un paese dove uno stupro di gruppo può essere definito una bambinata. Il sindaco di Pimonte si è poi corretto con altre dichiarazioni, ma, a meno che non soffra di seri problemi di demenza senile, è difficile immaginare che non pensasse ciò che durante la prima intervista ha detto.
L'intera vicenda di Pimonte deve far riflettere. Una ragazzina subisce abusi sessuali reiterati da una dozzina di ragazzi. Quando questi escono dal carcere, non riesce a vivere incrociandoli continuamente per strada, quindi con la famiglia decide di andar via. 
Lei ha subito la violenza, ma è lei a vergognarsene ed a cambiare aria. Potrebbe sembrare strano, poi però senti il sindaco del paese definire una "bambinata" quell'atto disgustoso e violento, così capisci che forse per la poveretta in fondo non c'era altra scelta. Ci indigniamo e ci sorprendiamo, ma noi viviamo nel paese dove i genitori di un gruppo di stupratori difesero i figli descrivendo il loro atto come una ragazzata; viviamo nel paese dove un compressore infilato nel retto ad un ragazzo è stato definito uno scherzo; l'Italia è il paese in cui una ragazzina stuprata da un branco può essere accusata di aver provocato i propri aguzzini. La dichiarazione infelice del sindaco non è stata quindi un incidente, è invece l'ennesimo segnale di una cultura malata diffusa nel nostro mondo. Sarebbe riduttivo però parlare di maschilismo in questo caso, infatti nei casi citati sopra uno ha come vittima il maschio. Il problema non è nella concezione di un sesso debole. Come non mi stancherò mai di denunciare, la nostra è una cultura dove la violenza è spesso vista come un valore positivo, o comunque non è vista nella sua reale gravità. Uno stupro di gruppo è un atto di violenza efferata dove un branco di persone rinuncia alla propria umanità, degradandosi allo stato bestiale, e ruba qualcosa di prezioso ad una vittima indifesa, la dignità, usandola come un oggetto per il soddisfacimento di un proprio bisogno fisico. Lo stupratore non è nient'altro un ladro di dignità umana, un essere abietto che degrada la propria vittima ad oggetto usando la forza. Anche se in questo caso c'entra il sesso, io non credo sia giusto circoscrivere il problema alla sfera sessuale dei carnefici. La persona normale desiderosa di sesso e priva di una partner per sfogarsi va a cercarsi una donna facile, o si accontenta della masturbazione, o nella peggiore delle ipotesi paga una prostituta. Lo stupratore quindi non è il sesso che vuole, è semplicemente un violento che vuole esercitare un dominio, vuole essere padrone. Lo stupro non è quindi un atto sessuale deviato, è un atto violento. Se qualcuno ha il coraggio di definire una cosa tanto riprovevole una bambinata, è perché nella nostra società non si guarda alla violenza con il giusto sdegno. Continuamente veniamo bombardati da immagini o discorsi che inneggiano alla violenza o che la giustificano. Anche coloro che si considerano buoni spesso affermano che ci sono tipi di violenza giustificabili, come quando la vittima della violenza è qualcuno che identifichiamo come cattivo. Solo quando capiremo che la violenza è sempre sbagliata, che il colpevole di un atto violento può al più essere compreso ma mai giustificato, nessuno avrà più il coraggio di sminuire un episodio grave come uno stupro di gruppo.
Tornando nello specifico al caso del sindaco di Pimonte, il suo modo di pensare è figlio di una cultura sbagliata, ma ciò non può essere in alcun modo una giustificazione. Essendo un sindaco, un rappresentante delle istituzioni, il primo cittadino innanzitutto parla a nome della comunità che governa e io voglio auspicare che la stessa comunità ne chieda le dimissioni, così da riscattare la propria dignità. Chi fa politica poi parla alle masse, le sue parole ottengono notevole diffusione e possono scatenare reazioni importanti, quindi è fondamentale che il politico sappia pesare bene le parole. Il sindaco di Pimonte ha mostrato di avere idee discutibili e di non sapere nemmeno quando è il momento di tacere, per questo motivo non può fare politica. Per queste ragioni dovrebbe dimettersi e nessun partito politico dovrebbe dargli spazio.

Francesco Abate 

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