mercoledì 9 agosto 2017

L'ITALIA IMBRUTTITA

Nella foto sopra vediamo l'Alto rappresentante degli affari esteri UE, Mogherini, in visita al parlamento iraniano. Una foto innocua, come se ne vedono tante, che è stata però capace di innescare violente polemiche. L'Italia è ormai il paese dove su tutto si fa polemica, siamo talmente abituati a polemizzare che ormai nemmeno pensiamo prima di scagliarci contro qualcuno o qualcosa. Molti italiani si sono detti infastiditi dal fatto che la Mogherini abbia indossato il velo, vedendo in questo un "atto di sottomissione". Quando si va in un paese si rispettano le sue leggi e, nei limiti del possibile, le sue usanze. Non è un atto di sottomissione, si tratta di educazione, quella che poi quando manca dà fastidio a noi per primi, infatti siamo sempre pronti a giudicare male l'immigrato o il turista che non mostra rispetto per i nostri usi e costumi. Se per un semplice turista è importante adeguarsi agli usi del paese che visita, non si dovrebbe nemmeno discutere sulla necessità che a farlo sia un ministro straniero in visita. In Iran il protocollo prevede che in determinate situazioni la donna indossi il velo, la Mogherini aveva quindi il dovere di farlo. Ci sarebbero ben altri motivi per cui la Mogherini andrebbe giudicata inadeguata al ruolo che ricopre, basti ricordare la sua inconsistenza durante le grandi crisi internazionali, ma nel caso della sua visita in Iran è stata educata e rispettosa delle regole, niente di più. Per quanto riguarda le lotte per l'emancipazione delle donne in quel paese ci saranno altre occasioni ed altri modi, opporsi all'obbligo di indossare il velo stavolta sarebbe servito solo a mandare a monte la visita. Perfino Emma Bonino, campionessa per quanto riguarda le lotte per i diritti delle donne, rispettò il protocollo e in Iran indossò il velo. Le lotte vanno fatte nei modi e nei tempi giusti, in questo caso non rispettare il protocollo sarebbe stata solo un'odiosa e vergognosa mancanza di rispetto. L'italiano medio però non lo capisce, forse perché si tratta di educazione ed al giorno d'oggi questa manca.

La seconda polemica della settimana ha sporcato perfino la memoria dei minatori italiani morti a Marcinelle. Perfino un evento tragico, una ferita ancora aperta nel cuore degli italiani, è diventata occasione per polemiche sterili. Il presidente della Camera, Laura Boldrini, in un tweet ha scritto che la tragedia di Marcinelle deve ricordarci quando gli immigrati eravamo noi. Una frase così ovvia, e nemmeno tanto nuova, ha scatenato un mare di polemiche. C'è da dire che da anni ogni volta che parla la Boldrini esplodono polemiche, il personaggio non è simpatico perché petulante, ma in questo caso ha detto una cosa sacrosanta. C'è stato un tempo in cui gli italiani emigravano e subivano le stesse discriminazioni e gli stessi torti che oggi subiscono gli immigrati che vengono da noi. L'italiano era chiamato a fare lavori pericolosi, usuranti e malpagati, era considerato violento per natura e in molti locali pubblici non poteva entrare, era inoltre costretto a vivere in baracche fatiscenti. L'immigrato oggi lavora nei campi per due soldi e orario illimitato, è considerato violento e stupratore e spesso vive in tendopoli, baracche, o centri di accoglienza sovraffollati e sporchi. La Boldrini ha detto quindi un'ovvietà, ma la verità non ferma chi cerca la polemica ad ogni costo. L'attacco è stato lanciato da Giorgia Meloni, seguita poi da personaggi del calibro di Jerry Calà e da tutti gli hater del web. Le polemiche sono state tanto violente nella forma quanto squallide nei contenuti, tutte incentrate sulla differenza tra l'immigrazione "sana" italiana e quella "parassitaria" dello straniero. Polemiche nate dall'ignoranza. Chi sostiene che il profugo che arriva da noi è parassita, dovrebbe chiedersi da dove arrivano i pomodori che sta mangiando, tanto per fare un esempio. La verità è che la storia di Marcinelle ha tanti tratti in comune con quelle di tutti i migranti della storia, compresi quelli di oggi, quindi le parole della Boldrini non erano affatto fuori luogo. Se proprio si vuole aprire una polemica intelligente su Marcinelle, bisognerebbe chiedersi se un Governo sia legittimato a mandare suoi cittadini al macello in un altro paese al solo scopo di avere carbone a buon prezzo. Dovremmo chiederci se il carbone che arrivò dal Belgio in Italia valeva il sangue dei minatori italiani, ma preferiamo inventare differenze tra migranti per convincerci che noi siamo i buoni e gli altri sono i cattivi.

In questo clima di polemica continua e priva di basi culturali solide, non ci si può stupire che in due paesi del salernitano, Giffoni Valle Piana e San Cipriano Picentino, il gruppo Noi con Salvini si sia permesso di esporre dei manifesti in cui il fascismo è promosso come migliore della democrazia, basando tale giudizio sulle solite bufale che circolano sul web e che puntualmente vengono smentite da chiunque abbia una conoscenza basilare della storia d'Italia. Il fascismo nacque da un mix di sfiducia, rabbia cieca ed ignoranza. Oggi nel nostro paese si è di nuovo creato quel mix e le sterili polemiche continue che ci bombardano ne sono la dimostrazione. Solo quando il cittadino riprenderà ad informarsi ed a preferire l'opinione fondata al turpiloqui, solo quando il ragionamento sarà preferito all'urlo, solo quando la politica tornerà a vivere di argomenti e non di ingiurie, solo allora saremo al sicuro da queste derive neofasciste. Purtroppo l'italiano di oggi è ben lontano da liberarsene, l'urlo di rabbia è molto più comodo del discorso ragionato.

Francesco Abate

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