venerdì 8 settembre 2017

GARANTISTI PART-TIME

Siamo tutti pronti a dare le garanzie agli indagati od ai colpevoli di un reato, a patto che il personaggio in questione sia della nostra parte. Siamo garantisti con gli amici e spietati inquisitori con chi c'è antipatico. Faccio due esempi al volo per avvalorare la mia tesi.
Il ministro Orlando ha pronto uno schema di dl che impone grossi tagli alle intercettazioni. Si vocifera che il nuovo dl imporrà ai pm di non usare i testi integrali delle intercettazioni, ma solo un "richiamo al contenuto". Su ore e ore di intercettazioni ci vorrebbe un genio per riuscire a redarre un richiamo che riesca a centrare tutti i nodi cruciali e ad inserirli negli atti in modo che gli avvocati difensori non li possano contestare in milioni di modi. Inoltre sembra che il ministro voglia imporre una stretta sui trojan usati per carpire dati utili alle inchieste. Sembrerebbe una semplice svolta iper-garantista su cui potremmo discutere per anni senza arrivare a un compromesso, ma se pensiamo che i trojan sono stati la chiave dell'inchiesta Consip (quella che coinvolge anche il padre di Renzi, per intenderci) è legittimo chiedersi se non ci sia della malafede. Sentendo di queste strette sull'utilizzo delle intercettazioni pensate dal governo, mi tornano alla mente i tentativi fatti in passato da Berlusconi per salvarsi dalle sue inchieste. All'epoca il centrosinistra si strappò i vestiti e si erse come baluardo in difesa della giustizia. Adesso gli indagati sono i loro compari e di colpo anche per loro si abusa delle intercettazioni. Possiamo scommettere che a breve troveremo Renzi in tv che spulcia cifre inventate o travisate per convincerci che si abusa delle intercettazioni, così come anni fa fece il suo maestro Berlusconi. In politica questo succede da sempre, sono tutti garantisti verso sé stessi e i propri amici. Quelli del pugno di ferro contro i migranti, contro chiunque commetta qualsiasi tipo di reato, diventano molto permissivi quando si parla di corruzione e tangenti. 
Non sono solo i politici ad usare due pesi e due misure, anche l'opinione pubblica cambia radicalmente in base al soggetto che commette il crimine o presunto tale. Giorni fa abbiamo tutti sentito del brutale stupro di Rimini e tutti conosciamo la reazione violenta dell'opinione pubblica. Molti, anche politici, hanno invocato la castrazione chimica; molti altri la pena di morte; altri ancora uno stupro di gruppo come contrappasso; qualcuno ha usato la fantasia ed ha richiamato addirittura la scorticatura. Il crimine in questione è stato di sicuro brutale e odioso, ma ciò non autorizza mai chi esprime un'opinione a spegnere il cervello e dimenticare di vivere in uno stato di diritto. A distanza di pochi giorni, due ragazze americane denunciano uno stupro subito sempre nel nostro paese. Il reato è lo stesso, sebbene svoltosi con modalità diverse, ma la natura dei commenti è cambiata parecchio. Si va cauti, si ricorda (giustamente) che bisogna prima appurare la verità; analisti sui giornali addirittura ragionano sul motivo per cui le due presunte vittime possano aver inventato un'accusa falsa; in generale la notizia viene condivisa e commentata molto meno che quella inerente lo stupro di Rimini. Tanto è stato il successo mediatico dello stupro di Rimini che addirittura sono state costruite delle bufale, di questo qui invece si legge poco o nulla. Qual è la differenza tra i due eventi? Due stupri, addirittura nel secondo caso compiuto da forze dell'ordine in divisa, cioè rappresentanti dello Stato, percepiti in modi completamente diversi. L'unica differenza evidente tra i due fatti è la nazionalità degli stupratori, a Rimini erano africani mentre i carabinieri sono italiani. Noi italiani in pratica vogliamo scorticare vivi gli stranieri che stuprano, mentre l'italiano che stupra deve prima essere giudicato nelle sedi opportune. Non è quindi il crimine a infastidirci, è il fatto che a commetterlo sia uno straniero. "Le donne italiane ce le stupriamo noi!" è il messaggio?

L'articolo che ho scritto sopra non vuole essere una giustificazione a oltranza dei criminali, semplicemente vuole mostrare come siamo faziosi e disonesti quando analizziamo un fatto, smettendo di ragionare e lasciandoci andare alle pulsioni peggiori che abbiamo dentro. Se il colpevole è dei nostri, solidarizziamo; se è degli altri, a morte! Non deve funzionare così. I fatti vanno analizzati con obiettività e dopo attente riflessioni, quando si comunica un pensiero si ci assume una responsabilità da non sottovalutare. Ci può anche stare il silenzio, ma non l'urlo privo di pensiero. 

Francesco Abate

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