mercoledì 27 settembre 2017

LA BANDA DEI DISONESTI

"Smettila di fare l'inglese e fai l'italiano..." in questa singola frase non c'è solo lo squallore di una vicenda che porta alla luce un malcostume diffuso e noto nel nostro paese, c'è la fotografia di una profonda tara culturale propria di una buona parte del popolo italiano.
Lo scandalo dei concorsi truccati ha messo in evidenza un sistema che noi italiani conosciamo già da tempo, ci sbattiamo il muso di continuo e non finiamo mai di lamentarcene. Per avere una denuncia concreta, però, abbiamo dovuto aspettare che un inglese, Philip Laroma Jezzi, non si rassegnasse a fare l'italiano e facesse l'inglese.

L'Italia è uno dei paesi più corrotti d'Europa, in UE ci supera solo la Grecia e possiamo essere messi a confronto con i paesi dell'ex URSS. Questo fatto è strettamente connesso col baronato, con le raccomandazioni e tutta la merda che normalmente circola intorno alle assegnazioni di incarichi pubblici, appalti e via dicendo. Siamo un paese in cui la criminalità è endemica, l'infezione è ormai diffusa in ogni singolo apparato del corpo e ben poche sono le cellule ancora non infette. Guai però a credere che si tratti solo di una questione politica. Gli italiani fuggono da questo sistema malato e in altri paesi trovano la meritocrazia che qui manca, sarebbe però stupido credere che il resto del mondo sia retto da angeli senza macchia votati solo al bene. 
Il problema non è solo nella nostra politica o nelle nostre istituzioni, anche lì si manifesta e lì lo vediamo maggiormente, ma sarebbe riduttivo circoscrivere il dramma della corruzione e delle raccomandazioni solo a quelle aree. In Italia il problema dell'illegalità è così forte e diffuso perché c'è una cultura malata diffusa in tutto il popolo. Già analizzando il caso che ho citato sopra ne abbiamo una prova: ogni giorno giovani universitari vedono le loro carriere ostacolate o compromesse dalle raccomandazioni o dalla corruzione, eppure perché si sollevasse un caso abbiamo dovuto aspettare che ad agire fosse un inglese
Noi italiani purtroppo viviamo una cultura in cui l'illegalità è tollerata, spesso perfino incoraggiata. Da anni ci lamentiamo delle raccomandazioni per accedere alla carriera universitaria o ad altri tipi di carriera, però, a differenza del signor Jezzi, non denunciamo, ci limitiamo ad arrenderci ed a cercare vie d'uscita alternative, oppure ci arrendiamo (come quelli che scappano all'estero o quelli che, tristemente, cedono alla disperazione), o peggio ci adeguiamo al sistema e cerchiamo chi raccomandi noi. Questo non vale solo per il problema delle raccomandazioni, andando indietro con la memoria troviamo tanti esempi in cui gli elettori, per semplice infatuazione politica, hanno giustificato azioni illegali dei leader del proprio partito preferito. Pensate alle assurde giustificazioni portate dagli elettori di centrodestra di fronte ai tanti reati commessi da Berlusconi, oppure a come ancora oggi gli elettori PD cerchino di delegittimare inchieste a carico di esponenti del loro partito. Quando un politico commette un reato e noi lo difendiamo per semplice atto di fede, o per simpatia politica, noi stiamo tollerando il crimine da lui commesso. Ci sono poi casi in cui noi incoraggiamo la violazione della legge. Quando un figlio porta a casa una nota dell'insegnante e il genitore pensa bene di prendersela con quest'ultimo, magari aggredendolo fisicamente, questi sta incoraggiando suo figlio a portare avanti il suo comportamento scorretto. Anche quando rispondiamo a una denuncia di stupro difendendo il colpevole con frasi tipo "è una ragazzata" o "lei se l'è cercata", stiamo tollerando un crimine e incoraggiando il colpevole a rifarlo. Quando applaudiamo a chi prova a farsi giustizia da solo, oppure quando legittimiamo un atto violento, stiamo tollerando e incoraggiando un crimine. Ovviamente l'atteggiamento comune cambia quando il torto è subito, lì subito diventiamo duri e puri e ci chiediamo dove sia la giustizia.

Io sono sempre più convinto che la classe politica sia lo specchio reale del paese che rappresenta. Se l'Italia ha una delle classi politiche più corrotte d'Europa, non dobbiamo solo giudicare ma anche farci un esame di coscienza. La nostra cultura spesso premia una furbizia che altro non è che una piccola trasgressione alle leggi o alle norme della buona educazione. In altri paesi sono molto più intransigenti ed hanno classi politiche che, sebbene non siano pure, conservano almeno un briciolo di dignità. In Italia però è diverso, l'italiano vuole la legge ma trova giusto che sia applicata con morbidezza, si finisce perciò per avere una classe politica molto leggera nell'applicazione delle stesse. 
Ogni volta che chiediamo a gran voce legalità, dobbiamo fare un esame di coscienza e chiederci se noi per primi rispettiamo tutte le norme che regolano il vivere civile. Solo quando per il popolo italiano ogni minimo atto di disonestà sarà intollerabile, potremo pretendere di avere, e nel tempo ottenere, un sistema ai cui vertici vi siano persone oneste che reggono secondo criteri giusti che premiano il merito.

Francesco Abate

Nessun commento:

Posta un commento