venerdì 27 ottobre 2017

GRASSO ABBANDONA IL PD

Ho sempre stimato Pietro Grasso, oggi lo stimo ancor di più.
Schifato dall'atto dittatoriale del PD, che ha fatto approvare la legge elettorale a colpi di maggioranza e inciuci, ha abbandonato il partito che lo ha portato a ricoprire il ruolo di presidente del Senato. Con grande senso delle istituzioni, ha svolto il suo compito con l'imparzialità dovuta, salvo poi ufficializzare la rottura col suo partito subito dopo l'approvazione della nuova legge elettorale.
Il M5S, che già l'aveva invitato a dimettersi dalla carica, parla di "decisione tardiva" e lo critica per aver scelto di lasciare il partito e non la carica. Fa specie sentire quelli che nemmeno vanno in bagno senza l'autorizzazione scritta di Casaleggio, quelli che accettano di far parte di un movimento dove ogni dissenso è punito con l'epurazione, criticare chi ha lasciato in ritardo il proprio partito. So che quasi sicuramente è tempo sprecato, ma provo lo stesso a spiegare quelle che a mio parere sono le ragioni di Grasso. Pietro Grasso ha creduto nel PD e non lo lascia oggi perché scontento dell'azione di governo, lo lascia perché non contento del modo poco democratico con cui ha portato all'approvazione della legge elettorale. Facendolo durante il dibattito, avrebbe posto un ostacolo al lavoro del Senato e sarebbe venuto meno al ruolo di arbitro imparziale che è proprio della sua carica. Dimettersi da presidente del Senato durante la discussione del Rosatellum-bis gli avrebbe procurato degli applausi, ma l'avrebbe fatto venir meno al ruolo a cui invece tiene e che sta svolgendo in maniera egregia sin dall'insediamento. Se avesse semplicemente pensato al suo futuro politico, alle prossime elezioni, come fanno quasi tutti i politici italiani, avrebbe optato per l'atto plateale e populista, incassando così tanti applausi e guadagnandosi i voti degli scontenti di sinistra, oppure sarebbe rimasto zitto e immobile. Grasso però non è mai stato così e la sua storia politica ce lo insegna. Ha rifiutato la candidatura a presidente della Regione Sicilia per continuare a svolgere il suo ruolo istituzionale, rinunciando così alla possibilità di guidare per cinque anni una regione pur di svolgere per un altro anno (salvo nuove elezioni) il ruolo di arbitro del Senato. Alla luce di queste valutazioni, era folle aspettarsi da lui le dimissioni da presidente del Senato, e forse lui sarebbe stato scorretto nel rassegnarle. Grasso secondo me ha scelto la via migliore. Si è turato il naso ed ha svolto il suo compito in modo impeccabile, salvo poi rompere col partito che ha preso una strada a lui sgradita. Il M5S, che ragiona ad ingiurie e accuse, questo non lo può capire, ma i parlamentari pentastellati hanno avuto oggi da Grasso una grandissima lezione. Comprendendo le ragioni di Grasso, potrebbero imparare a svolgere correttamente il loro ruolo istituzionale pur rimanendo fedeli alle proprie idee.
Il PD ha perso oggi uno dei pochi esponenti ancora carichi di dignità istituzionale, ma credo sia difficile che l'importanza di questa perdita venga compresa da chi fa i suoi comizi pure in chiesa e continua a vendere il precariato come ripresa economica.

Francesco Abate

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