martedì 31 ottobre 2017

ODIO ED IGNORANZA

Da sempre sostengo che la classe politica di un paese è l'espressione della cultura dello stesso. L'Italia è forse la nazione dove questa regola è più rispettata. 
Viviamo in un'epoca dove l'onestà e la morale hanno perso di significato, vengono tuttalpiù usate come slogan ma nessuno vi presta attenzione. In un'epoca del genere non possiamo stupirci che un ex presidente del Consiglio, che si candiderà ancora alla carica, sia pluricondannato e veda aprirsi a suo carico un nuovo procedimento in relazione alle stragi di mafia. Lui continuerà ad essere eletto e i suoi elettori lo sosterranno fino alla fine, il fatto che sia un disonesto per molti non sembra essere importante. Abbiamo un altro ex presidente del Consiglio, anche lui sicuramente pronto a candidarsi nuovamente alle prossime elezioni, che da anni va avanti lanciando slogan senza senso e vantandosi di successi inesistenti. Per i suoi elettori non è importante che le sue affermazioni siano verità solo se accettate acriticamente e senza approfondire, non conta che dica solo le cose che gli convengono e stravolga la realtà per comprare i nostri voti. Fino ad ora abbiamo quindi un disonesto ed un venditore di fumo. C'è poi il fronte degli incazzati, di quelli lì che fanno leva sulla rabbia acritica. Vogliono opporsi al sistema però, dovendo cavalcare la rabbia, sono costretti a fomentare odio, rendendo la politica un terreno di scontro invece che di confronto. 
Ci indignammo anni fa quando Berlusconi definì "coglioni" gli elettori di sinistra, in effetti non è bello apostrofare con parolacce coloro che la pensano diversamente, è poco consono ad una democrazia. Oggi non ci indigniamo più, siamo abituati a molto peggio. La rabbia sfocia nelle ingiurie e quanto più il popolo le accetta tanto più esse vengono usate. Capita così un giorno che un politico, addirittura probabile futuro assessore ai rifiuti della Regione Sicilia, tale Angelo Parisi (M5S), perda la testa e su un social network minacci di bruciare vivo un suo avversario politico. Il fatto è già grave di per sé, ma fa male perché non è un caso isolato, è quasi la norma (basti pensare alle minacce che la povera Boldrini ha subito per tutta la legislatura). Per molte persone è normale rispondere a chi difende un'opinione avversa con una minaccia, a Parisi è parsa normale l'idea di minacciare un uomo la cui unica colpa è quella di appartenere ad un altro partito. La cosa è inaccettabile quando è compiuta da un privato cittadino, lo è ancor di più quando a compierla è un politico o comunque una persona che ha un seguito, perché potrebbe facilmente ispirare qualche mente malata. Parisi ovviamente ha chiesto scusa, ma questo non basta. Ogni volta che succede un fatto del genere, mi resta una gran perplessità e mi chiedo come sia possibile che, anche solo per un istante, usare una minaccia contro un avversario politico possa sembrare una buona idea a qualcuno.
La politica di oggi non è però solo vuota e violenta, è anche ignorante. Al di là delle castronerie varie con cui i vari candidati dimostrano di avere gravi lacune culturali (come non ricordare il Pinochet venezuelano di Luigi Di Maio o l'italiano "volgare" di Razzi), la loro impreparazione diventa palese anche quando parlano nei loro comizi. Oggi Grillo ha detto che Catania dovrebbe seguire il modello di Lagos, sbagliando però il numero di abitanti della città nigeriana, definendola capitale del paese (non lo è più), e ignorando che si tratta di una delle peggiori città per qualità della vita. Anche quando Renzi vuole venderci la foto di un'Italia in ripresa citando i 900mila posti di lavoro in più, ignorando il precariato e le pessime condizioni di vita di molti italiani, denota non la sua ignoranza (lui è solo in malafede), ma quella di buona parte del suo elettorato. Torniamo quindi al concetto iniziale: la nostra classe politica è lo specchio di quel che noi siamo.

Francesco Abate
  

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