mercoledì 1 novembre 2017

LA VIOLENZA E' IL MANDANTE, NON ALLAH

Poche ore sono passate dall'attentato di New York e già sono partiti gli sciacalli, tutti pronti a servirsi di un fatto tanto drammatico per promuovere le loro idee di odio e scagliarsi contro l'integrazione. Questi grandi analisti, sempre pronti a ragionare a modo loro sugli attentati di matrice islamica, dimenticano che poche settimane fa un americano di quelli puri ha sparato sulla folla ad un concerto, giocando a fare il cecchino, e uccidendo 59 persone. 
Per evitare che in tanti cadano nella trappola della comoda e facile verità, cerchiamo di ragionare un po'.
Partiamo con la riflessione più ovvia. Certi attentati capitano in ogni parte del mondo, ma negli USA sono molto frequenti e fanno più morti. Escludendo subito una matrice religiosa, visto che molte delle sparatorie in luoghi pubblici sono causate da americani per niente collegati a gruppi violenti, si arriva alla risposta. Negli USA è più semplice accedere alle armi da fuoco. Se un italiano "medio", privo di contatti con la malavita, esce fuori di testa e decide di fare una strage, deve arrangiarsi con armi bianche, riuscendo così a fare un numero di vittime inferiore a quelle dell'americano medio che, invece, potrà operare con pistole e fucili d'assalto grazie al famoso secondo emendamento. In Francia e in Inghilterra ci sono stati cani sciolti che hanno compiuto stragi, ma quasi tutti erano riusciti a procurarsi le armi attraverso organizzazioni malavitose con cui avevano contatti. In Europa per fare una strage devi essere un delinquente, negli USA anche l'impiegato scontento può improvvisarsi militare d'assalto.
Abbiamo capito perché negli USA certi fatti siano tanto frequenti e facciano tanti morti, cerchiamo adesso di trovarne l'origine. Ovviamente molti si stanno già scagliando contro gli immigrati e contro l'Islam, quest'attentato sembra essere infatti di matrice islamica e l'attentatore era uzbeko. Basterebbe però ricordare Las Vegas o tante altre sparatorie per capire quanto insensato sia incolpare la religione. Il credo religioso in questi casi è una scusa, non la ragione. Se davvero vogliamo trovare il mandante di questi attentati, dobbiamo guardare il mondo intero, anche e soprattutto casa nostra. Viviamo in una cultura che giustifica di continuo la violenza. La televisione, i libri e i videogame sono pieni di storie in cui il buono (se c'è) risolve i problemi ricorrendo alle armi. Giustifichiamo di continuo atti violenti: lo fanno i razzisti quando l'immigrato viene picchiato, inventando spesso giustificazioni che neanche esistono; lo fanno spesso i genitori quando i figli usano violenza contro qualcuno; spesso si arrivano a giustificare addirittura gli stupri. Cresciamo in un mondo dove il violento spesso è visto semplicemente come forte, dove la violenza è considerata ancora come la soluzione per alcuni tipi di problemi, dove si picchia per divertirsi. La mia può sembrare un'esagerazione, ma una persona cresciuta in questo substrato culturale considererà sempre la violenza come un'opzione. Ecco quindi che si arriva al vigliacco che picchia moglie e figli, ai vigliacchi che picchiano allo stadio, ai vigliacchi che pestano quasi alla morte un poveraccio che sta tornando a casa dal lavoro, ai vigliacchi che sparano sulla folla o si fanno saltare in aria. La violenza, pur apparendo in forme diverse, ha la stessa essenza e un'origine unica.
Concludo questa mia riflessione dicendo che, se davvero avessimo interesse nel far calare gli atti violenti dalla faccia della Terra, dovremmo cominciare a ragionare con la nostra testa e non buttare le croci addosso a chi ci fa comodo. Adesso per molti è opportuno incolpare gli islamici, inizierà una campagna mediatica contro integrazione e Ius soli che, come accadde qualche settimana fa, potrebbe degenerare in atti violenti davanti le moschee. Coi falsi ragionamenti, ed anche con le ingiurie e le minacce, si alimenta il circolo vizioso della violenza.

Francesco Abate 

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