sabato 24 marzo 2018

ECCO CHI SONO I NUOVI PRESIDENTI DELLE CAMERE

ROBERTO FICO
Grillino della prima ora, fondatore di uno dei primi Meetup nel comune di Napoli. Appartiene all'ala più ortodossa del Movimento, quella che alcuni vorrebbero scontenta della nomina pilotata dal blog di Di Maio (con la votazione farlocca contro avversari al limite del ridicolo e con gli altri big stranamente fuori dai giochi). 
Pochi mesi fa dichiarava: << Vi garantisco che mai noi saremo alleati con la Lega anche dopo il voto: siamo geneticamente diversi >>. Alla luce dei presunti attriti e della sua chiusura assoluta alla Lega, qualche malpensante vede la sua nomina come il tentativo di metterlo a tacere, impedirgli di esprimere eventuali dissensi riguardo le scelte politiche future. 
Per ora sono solo ipotesi. Di reale c'è solo che diventa presidente della Camera al secondo tentativo, cinque anni fa gli fu preferita Laura Boldrini.

MARIA ELISABETTA ALBERTI CASELLATI
Fedelissima di Berlusconi, fa specie che il Movimento 5 Stelle, tanto intransigente circa l'onestà, abbia accettato un nome del genere.
Nel 2005 era sottosegretario alla Salute del ministro "tecnico" Sirchia. Non mancò, appena ottenuta la carica, di far assumere sua figlia Ludovica (ex manager Publitalia, società legata a Mediaset) nonostante fosse priva di esperienze nel settore della sanità.
Fu sottosegretario alla Giustizia nel triennio 2008-2011, lavorò alla costruzione delle leggi ad personam di Berlusconi e le difese strenuamente sulla stampa e in tv. Sempre in tv di recente si è distinta per la difesa di Berlusconi circa il caso Ruby. In pratica è l'avvocato politico di Berlusconi.
Politicamente di recente si è distinta per la strenua opposizione alle unioni civili.

Due considerazioni:
il candidato del centrodestra è, com'era prevedibile, impresentabile. I 5 Stelle si sono impuntati su Romani, poi hanno ceduto su Casellati. Evidentemente la paura di perdere anche la Camera li ha resi meno audaci, spingendoli ad accettare un nome che cozza col loro status di "duri e puri".
Per quanto concerne le critiche rivolte all'inciucio, era cosa ovvia che vi fosse un accordo tra diversi partiti per le presidenze, le democrazie funzionano così ed è giusto che così sia. Quali sono poi i partiti coinvolti negli accordi, quella è una scelta politica dei vari soggetti. In questo caso l'asse 5 Stelle-Lega era scontato per quelle che sono le similitudini politiche dei due gruppi. Stiamo vedendo il partito con più voti discutere con la coalizione che ha più voti. Sul piano politico non c'è niente di strano. 
L'unica critica che si può fare ai 5 Stelle è che all'epoca del Nazareno furono intransigenti e parlavano di inciucio, oggi invece hanno scoperto la responsabilità e gli accordi. Opportunismo o crescita? Ai posteri l'ardua sentenza.

Francesco Abate

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