lunedì 28 maggio 2018

IL FUOCO DEL POPULISMO

Di Maio minaccia di mettere Mattarella in stato di accusa. L'articolo 90 della Costituzione prevede si possa fare o in caso di alto tradimento o per attentato alla Costituzione. Entrambe le accuse sono però campate in aria, visto che il Presidente della Repubblica ha il potere per porre il veto sulla nomina di un ministro (e in passato lo fecero già Pertini, Scalfaro, Ciampi e Napolitano), non c'è quindi alcun attentato alla Costituzione.
Cesare Pinelli, docente di Diritto Costituzionale all'università La Sapienza di Roma, ha dichiarato su IlFattoQuotidiano che Mattarella si è mantenuto fedele alle proprie prerogative, non è quindi fondata l'ipotesi di metterlo in stato d'accusa. Semmai, dichiara Pinelli, "c'è da chiedersi quanto siano conformi alla Costituzione certe dichiarazioni dei politici". Pinelli ovviamente esprime un'opinione, ma in questo frangente credo che il parere di un docente di Diritto Costituzionale valga molto di più di quello di un aspirante premier carico solo di tanta arroganza.
Di Maio sta accendendo un fuoco pericoloso, aizzare in modo tanto irresponsabile l'odio della gente verso le istituzioni è un atto grave di cui dovrà poi assumersi la responsabilità, così come tutta la Casaleggio Associati, vero burattinaio del Movimento 5 Stelle. 

Adesso Salvini e Di Maio scaricano le loro colpe sul Presidente della Repubblica, colpevole in realtà di aver solo rifiutato il loro irresponsabile diktat. La colpa di questa situazione è soltanto loro e basta ascoltare il discorso di Mattarella per capirlo. Il presidente li ha aspettati, ha sorvolato sulla figura del tecnico a capo di un governo politico, ha sorvolato su un contratto di governo già carico di promesse incostituzionali. Mattarella ha posto un solo veto, quello su Savona, indicando come alternativa Giorgetti, che è della Lega, quindi appartiene a uno dei partiti al governo. I 5 Stelle avrebbero forse anche accettato, tanto pur di governare di compromessi ne avevano già accettati parecchi, ma Salvini si è impuntato. Un capo di Stato non può mai accettare ricatti, quindi Mattarella ha fatto benissimo a non cedere.
Gli elettori di Lega e 5 Stelle, invece di dare addosso a Mattarella, dovrebbero chiedersi le ragioni di tanta insistenza su Savona da parte di Salvini e Di Maio.
Le resistenze maggiori pare siano venute dalla Lega Nord, fatto strano visto che il nome proposto in alternativa da Mattarella era comunque quello di un leghista. A questo punto diventa legittimo sospettare che Salvini abbia voluto far franare tutto, dando però la responsabilità a qualcun altro, per poi andare subito alle elezioni dove, secondo i sondaggi, dovrebbe prendere più voti rispetto al 4 marzo. Tale tesi parrebbe rafforzarsi vedendo la differenza tra la sua reazione e quella di Di Maio. Nessuna richiesta di stato d'accusa, subito ha preteso che venisse fissata la data delle elezioni.
Per quanto riguarda il ruolo dei 5 Stelle, si sono confermati ancora una volta il lato tragicomico della politica italiana. Hanno rotto le scatole con il "governo del cambiamento", col nuovo che avanza e gli uomini lontani dagli ambienti dell'alta finanza, poi hanno rinunciato al governo per difendere la scelta di affidare l'economia a un ottantaduenne che è in politica dal '93, che evitò una condanna per aggiotaggio solo grazie alla prescrizione, che con Agnelli ha pure partecipato a una riunione del gruppo Bilderberg. La loro è comunque un'incoerenza che non sorprende più: dissero "mai con la Lega" e hanno provato a governare con la Lega, dissero che non si poteva discutere la loro squadra di ministri e poi non l'hanno più menzionata, dissero di essere interessati solo ai programmi e hanno fatto cadere il governo su un nome.

Voglio concludere questo articolo parlando un po' della figura di Paolo Savona. Innanzitutto non facendo un passo indietro in un momento tanto delicato ha già mostrato la propria inadeguatezza per il ruolo delicato che gli veniva proposto. C'è poi la vecchia accusa di aggiotaggio. Si dovrebbero leggere le parole scritte dal giudice di Milano nel novembre 2009, che parlava di Savona come di un manager che violava le regole di mercato dando false informazioni sui bilanci
Immaginatevi un soggetto del genere a riportare i datti dell'economia italiana ai partner europei. Basta un po' di buona fede per concludere che Mattarella ha fatto benissimo a porre il veto e che la mancata formazione di questo governo di cialtroni può solo far bene all'Italia. Il presidente ha esercitato un suo legittimo potere e ci noi cittadini dobbiamo solo ringraziarlo.

Francesco Abate

Nessun commento:

Posta un commento